sabato 7 settembre 2013

PROGETTO GIOVANI

 
 
Progetto “ki aikido giovani”
 
 
L’aikidō e il ki aikidō
L’aikidō, “via dell’armonia con il ki”, è un’arte marziale giapponese fondata e codificata dal maestro Morihei Ueshiba (1883 - 1969) il quale, a partire dagli anni Trenta del secolo scorso, diede una nuova forma a quanto aveva appreso in passato, integrando l’esperienza marziale con quella filosofico-religiosa.
Morihei Ueshiba riuscì a trasformare le antiche e letali tecniche di combattimento, sia a mani nude sia con la spada, in tecniche della pace e della non violenza.
Il ki aikidō o meglio, Shin Shin Toitsu Aikidō, cioè “aikidō con mente e corpo unificati”, è un’evoluzione dell’aikidō di Ueshiba elaborata da uno tra i suoi allievi più brillanti: il maestro Kōichi Tōhei, scomparso nel maggio del 2011.
Il maestro Tōhei, fedele allo spirito non violento dell’aikidō del fondatore, introdusse nella pratica i cosiddetti “principi del ki” (ecco perché la definizione di "ki aikidō"). Il concetto del ki, che manca di un esatto corrispettivo nella cultura occidentale, racchiude in sé un insieme articolato di concetti, tra i quali, l’idea di energia universale. L’originale contributo apportato da Tōhei rese la pratica più immediata e la liberò dai contenuti religiosi che avevano caratterizzato l’ultimo aikidō di Ueshiba.
 
Il ki aikidō presenta elementi che lo differenziano molto dalle arti marziali tradizionali e che, per certi aspetti, lo rendono affine ad arti e discipline che, anche attraverso le pratiche meditative, sviluppano più profondamente il rapporto tra il corpo e la mente e la ricerca di un equilibrio interiore, come lo yoga , il tai chi e altre ancora.
Il ki aikidō, attraverso la ricerca dell’armonia, si propone di superare i concetti tradizionali di difesa e di attacco, di vittoria e di sconfitta che sono alla base di tutte le altre arti marziali e spesso, anche di molti rapporti personali. Per queste ragioni l’aikidō è considerato la via dell’armonia e dell’unificazione con il ki, con la forza vitale, con l’energia universale. 
Nell’allenamento che mira alla consapevolezza del ki, i praticanti troveranno un valido aiuto per affrontare in modo equilibrato tutte le situazioni del quotidiano che destabilizzano l’individuo disturbandone la coordinazione fra mente e corpo.
 
 
Sebbene preveda l’apprendimento di tecniche di “difesa”, uno degli obiettivi che la pratica del ki aikidō si pone, specialmente per i giovani, è di scoraggiare l’aggressività verso il prossimo. Il ki aikidō, infatti, non è una pratica agonistico-sportiva, non prevede né calci né pugni e non contempla i concetti di vittoria e di sconfitta, di
 
nemico o di avversario. Il ki aikidō mostra una via alternativa alla violenza, sia essa eterolesiva o autolesiva, e una visione della sconfitta e della vittoria inedita per molte persone. Il combattimento è considerato una sconfitta; rifiutarlo significa rispettare il valore della vita, la propria come quella altrui. Nell’aikidō non ci sono combattimenti, quindi non esistono né attacco né difesa. Attacco e difesa sono mossi da una matrice comune violenta che la filosofia dell’aikidō cerca di superare per sviluppare un concetto differente: le tecniche dell’aikidō e, soprattutto, la sua filosofia di pace mirano a creare una situazione che scoraggi la possibilità che un attacco venga lanciato.
Le tecniche che si apprendono sono un semplice strumento per guidare il compagno, per muovere il suo corpo muovendo la sua mente e per fare insieme qualche cosa di piacevole per entrambi.

Il ki aikidō è un’arte particolarmente formativa sia sul piano fisico sia su quello psicologico. Infatti, oltre a essere un ottimo esercizio per migliorare la coordinazione motoria, la respirazione, sviluppare l’apparato muscolo-scheletrico in modo armonico, la sua pratica mostra la via per un corretto rapporto tra sé e gli altri e stimola la consapevolezza delle proprie capacità psicofisiche. I giovani più “vivaci” vedranno guidate le loro energie e moderata la loro esuberanza, e i soggetti più introversi potranno accresceranno la loro sicurezza e la loro autostima; il tutto senza incoraggiare la
competitività, ma stimolando, al contrario, una socialità basata sul rispetto per l’altro e per se stessi.
L’insegnamento delle tecniche avviene assieme a quello dei già citati “principi del ki”, oltre che a quello delle tecniche di respirazione. In sintesi, si tratta dell’apprendimento di strumenti per un uso consapevole della propria mente e per la comprensione del proprio potenziale interiore. Agire con volontà e chiarezza nel perseguimento di un obiettivo è un insegnamento di cui chiunque, tanto più un giovane in età scolare, può fruire per ottenere i propri piccoli ma importanti successi, affrontando le fasi più difficili della crescita senza l’ansia generata dal confronto con i pari o la paura per la propria presunta inadeguatezza al sociale.
 
Conclusioni
Sotto il profilo didattico, in qualità di istruttore responsabile e coordinatore del progetto “ki aikido giovani”, sarà mia cura condurre l’insegnamento con dedizione e attenzione costante alle finalità formative sopra esposte, nonché ai principi ispiratori di questa arte così ricca di preziosi contenuti. 
 
M° Giuseppe Golin

 




venerdì 6 settembre 2013

CITTA' DELLO SPORT EDIZIONE 2013

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


La scuola KI AIKIDO BUSHIDO DOJO anche quest'anno sarà presente alla manifestazione ci potete trovare in
Piazza Garibaldi assieme a tutte le altre scuole del settore
ARTI MARZIALI.
VI ASPETTIAMO NUMEROSI!!!